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Comunicati Stampa

L’Abarth club Sicilia in pole position per l’emergenza sangue. I soci appassionati donano sangue al policlinico di Messina

Data Pub: 
10/08/2015

L’Abarth club Sicilia in pole position per l’emergenza sangue

 

I soci appassionati donano sangue al policlinico di Messina

 

 

Ha unito solidarietà e passione per lo sport l’abarth day, giornata di sensibilizzazione per la donazione di sangue promossa questa mattina presso l’UOC di medicina trasfusionale dell’AOU G. Martino. L’Abarth club Sicilia – presieduto da Alessandro Strazza - è stato protagonista di una donazione “straordinaria” grazie al contributo dei suoi soci partecipanti, venuti da ogni parte della Sicilia per donare il sangue insieme ad altri abarthisti della città. Un gesto concreto, ma al tempo stesso dal forte valore simbolico, per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di questo gesto.

Alle 8,30 il corteo Abarth è partito dal viale Garibaldi: una corsa speciale verso il policlinico universitario dove le 20 abarth hanno fatto il loro ingresso intorno alle 9 richiamando l’attenzione con il rombo dei motori.

Un’idea, quella di coinvolgere l’Abarth Club Sicilia, lanciata dalla dott.ssa Pina Quartarone, dirigente medico del reparto di terapia intensiva neonatale e subito accolta e portata avanti dal centro trasfusionale dell’AOU “G. Martino” diretto dal prof. Andrea Alonci.

Iniziativa promossa non a caso nel periodo estivo quando l’emergenza sangue diviene ancora più pressante; a Messina - come in gran parte delle città italiane – si continua a soffrire per la cronica carenza di riserve.

All’appello di oggi si sono uniti anche i due piloti da corsa professionisti della scuderia Romeo Ferraris: Mario Ferraris e Matteo Milani, protagonisti di un video diffuso in rete dove invitano tutti a recarsi al policlinico universitario a donare il sangue.

La manifestazione è stata realizzata anche grazie al contributo di alcuni sponsor: Gi.Car srl di Lo Bue Carmelo, MANAI di Simonte Gianfranco, Celona Costruzioni di Celona Tonino, Crazy &Wrap di Cosenza Roberto.

Possono donare il sangue le persone che hanno da 18 a 60 anni, con un peso superiore a 50 chili e in buone condizioni di salute.

È possibile donare presso la U.O. di Medicina Trasfusionale dell’AOU G. Martino, tutti i giorni feriali dalle 8 alle 11,30. Si può anche donare presso qualsiasi centro trasfusionale o presso Unità di raccolta fisse e mobili gestite da associazioni donatori.

Se si dona per la prima volta dovranno prima essere eseguite delle analisi preliminari, propedeutiche alla donazione che avverrà a distanza di pochi giorni. Per la donazione è ammessa una leggera colazione (caffè, thè, cibi non grassi), con l’esclusione di latte e latticini.

Ogni volta che si dona viene eseguito anche un check up completo, essenziale in termini di prevenzione. Donare sangue fa bene al prossimo, ma soprattutto a sé stessi.

 

Foto n.2

 

Foto n.3

 

Tutti in pista per donare il sangue: Domenica la corsa delle abarth con il policlinico G. Martino

Data Pub: 
03/08/2015

Domenica 9 agosto Diventa pilota per un giorno. Corri a donare! È il monito lanciato dall’Abarth Club Sicilia, per la giornata promossa presso il policlinico di Messina per dire SI alla donazione di sangue.

Alle 8,30 il corteo Abarth partirà dal viale Garibaldi per raggiungere il policlinico universitario. Il raduno è previsto alle 9 nel piazzale di fronte al padiglione E dove i soci del club posteggeranno le auto per poi salire al primo piano a donare il sangue.

Un’idea, quella di coinvolgere l’Abarth Club Sicilia presieduto da Alessandro Strazza, lanciata dalla dott.ssa Pina Quartarone, dirigente medico del reparto di terapia intensiva neonatale e subito accolta e portata avanti dalla U.O. di medicina trasfusionale dell’AOU “G. Martino” diretta dal prof. Andrea Alonci.

Il rombo del motore per ricordare a tutti quanto sia importante donare il sangue, specie nel periodo estivo e soprattutto in un momento in cui a Messina, come in gran parte delle città italiane, c’è una forte sofferenza per la cronica carenza di riserve.

La manifestazione è stata realizzata anche grazie al contributo di alcuni sponsor: Gi.Car srl di Lo Bue Carmelo, MANAI di Simonte Gianfranco, Celona Costruzioni di Celona Tonino, Crazy &Wrap di Cosenza Roberto.

All’appello si sono uniti anche i due piloti da corsa professionisti della scuderia Romeo Ferraris: Mario Ferraris e Matteo Milani. Sono loro i protagonisti di un video diffuso in rete per richiamare l’attenzione su questa manifestazione e invitare tutti a recarsi al policlinico universitario a donare il sangue.

Guarda i video di Mario Ferraris e Matteo Milani

Malattie che causano cecità: sicurezza nei trattamenti farmacologici. Uno studio dell’AOU G. Martino sulle reazioni avverse dei farmaci anti-VEGF

Data Pub: 
15/07/2015

Malattie che causano cecità: sicurezza nei trattamenti farmacologici

Uno studio dell’AOU G. Martino sulle reazioni avverse dei  farmaci anti-VEGF

 

Osservare le reazioni avverse dei farmaci. Approfondire, valutare e studiare per offrire prospettive di cura e di trattamento sempre più efficaci e sicure. È questo l’obiettivo del nuovo progetto di farmacovigilanza finanziato dall’Agenzia Italiana del Farmaco  e “firmato” dall’unità operativa di Farmacologia Clinica dell’AOU “G. Martino” di Messina diretta dal prof. Achille Patrizio Caputi: Monitoraggio a breve e lungo termine del profilo beneficio-rischio dell’uso intravitreale dei farmaci anti-VEGF tramite network di dati clinici ed amministrativi”. Sotto la “lente di ingrandimento” ci sono quei farmaci utilizzati per curare alcune patologie della vista che spesso colpiscono soprattutto le persone più anziane. La degenerazione maculare senile rappresenta la terza causa mondiale di cecità, dopo cataratta e glaucoma, ed è al tempo stesso la principale ragione per cui i soggetti più maturi rischiano di perdere la vista.

Più regioni sono state coinvolte sotto la supervisione scientifica del prof. Gianluca Trifirò, medico ricercatore del policlinico universitario. Sarà lui a coordinare le attività di questo progetto che vede tra i protagonisti anche i centri della Lombardia, della Basilicata e della Calabria.

Saranno analizzati i dati clinici di tutti i pazienti  - residenti nelle regioni coinvolte - trattati con i farmaci anti-VEGF ad oggi in commercio a causa di patologie retiniche.

Nello specifico, tali farmaci bloccano il fattore di crescita dell’endotelio vascolare (vascular endothelial growth factor – VEGF), molecola che stimola la crescita di vasi sanguigni patologici al di sotto della retina, elemento fondamentale nel processo che danneggia la regione della retina funzionalmente più importante, la macula, portando a progressiva perdita della funzionalità visiva nei pazienti affetti da patologie quali degenerazione maculare senile e maculopatia diabetica.

L’obiettivo primario del progetto è quello di valutare la sicurezza nell’utilizzo dei farmaci anti-VEGFsomministrati per via intravitreale negli occhi e che sono ampiamente sfruttati in pratica clinica. Al tempo stesso il proposito è quello di incentivare una cultura della segnalazione di sospette reazioni avverse da farmaci.

Sarà, dunque, la Sicilia a guidare i lavori, in collaborazione con i tre centri accademici specialistici di oftalmologia che operano sul territorio regionale insieme a quelli extra regionali. Tra gli specialisti del policlinico universitario sarà attivamente coinvolto nel progetto il prof. Costantino John Trombetta responsabile del Servizio per le Malattie della Retina presso l’U.O.C. di Oftalmologia .

Il progetto permetterà di creare un network di esperti in farmacovigilanza e in oculistica con la costruzione di una piattaforma informatica dedicata su cui integrare i dati amministrativi e clinici dei pazienti che ricevono somministrazione intravitreale di farmaci anti-VEGF.

Attraverso la creazione di una rete di professionisti, infatti, sarà possibile osservare in condivisione le informazioni che emergeranno. Un bagaglio di conoscenze preziose per il professionista, che in questo modo ha l’opportunità di valutare tutti gli aspetti controversi legati all’uso di determinati farmaci in ambito oculistico, monitorando in pratica clinica i benefici ed ancor di più i rischi.

Tumori ovarici: tutte le novità della diagnosi ecografica

Data Pub: 
06/07/2015

Con gli studi IOTA classificate meglio le neoformazioni ovariche. Grande successo per il corso promosso al policlinico G. Martino

Ha riscosso grande successo il primo corso di Diagnosi ecografica delle “tumefazioni annessiali”, organizzato al policlinico Gaetano Martino di Messina. Termine tecnico, quello delle tumefazione annessiali, ma che cela dietro di sé una patologia molto comune e attuale: il tumore ovarico. All’incontro – coordinato sul piano scientifico dalla ricercatrice Roberta Granese – hanno partecipato numerosi professionisti del settore, italiani e stranieri. 

Una giornata di approfondimento, presieduta dai prof. Onofrio Triolo e Rosario D’Anna, durante la quale sono stati illustrati i vantaggi degli studi IOTA (International Ovarian Tumor Analysis). Si tratta di uno studio iniziato per la prima volta nel 2000 grazie ad alcuni ginecologi di fama internazionale che hanno approvato una nuova classificazione delle neoformazioni ovariche. Sono tutt’ora in corso ulteriori ricerche multicentriche per riuscire a diagnosticare, in una fase sempre più precoce, tali neoformazioni. Con il supporto del metodo analizzato è stato possibile eseguire una descrizione consolidata e precisa che differenzia ogni tipologia di tumefazione ovarica, in base al contenuto, alle caratteristiche della superficie, delle pareti interne, alla vascolarizzazione, per discernere così le neoformazioni benigne dalle maligne con una sensibilità e specificità molto alta. Mediante delle semplici regole o con l’aiuto di alcuni software, è possibile calcolare, in base alle immagini ecografiche, il rischio di malignità di una neoformazione. Ginecologia, Radiodiagnostica e Anatomia Patologica, più discipline coinvolte nel percorso assistenziale di una donna affetta da tumore ovarico; tutte le relazioni sono state strutturate e finalizzate per fornire informazioni a 360 gradi.

In apertura del corso, il prof Timmerman, pioniere degli studi IOTA, ha mostrato i vantaggi che un chirurgo oncologo può trarre da una valida refertazione e classificazione ecografica. Successivamente è stato illustrato l’aspetto anatomo-patologico delle diverse tumefazioni dell’ovaio. Infine le tappe evolutive della patologia neoplastica dell’ovaio, focalizzate attraverso numerose immagini ecografiche che oggi, grazie a tecnologie sempre più avanzate, sono diventate un prezioso armamentario per lo specialista. Il corso ha fornito le nozioni essenziali per poter refertare un esame ecografico utilizzando un linguaggio comune. I vantaggi sono molteplici, sia per il chirurgo che dovrà poi eseguire l’intervento, sia per il ricercatore che potrà confrontare i dati della letteratura in maniera più precisa.

Dall’obesità al cancro: tutte le possibilità della chirurgia gastrica Il 3 luglio convegno al policlinico G. Martino

Data Pub: 
19/06/2015

Chirurgia gastrica a 360 gradi nel convegno promosso il 3 luglio al palazzo dei congressi dell’AOU policlinico “G. Martino”. “La chirurgia gastrica: dall’obesità al cancro”, è il titolo del simposio - presieduto dal prof. Giuseppe Navarra, membro tra l’altro del Consiglio direttivo della Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità - che parte dall’attualità per analizzare dal punto di vista scientifico una problematica oggi sempre più pressante. Due i temi affrontati in materia di chirurgia gastrica: quello oncologico e quello connesso con le patologie dell’obesità. Quattro sessioni per una giornata di approfondimento – a partire dalle 9 - che vedrà la partecipazioni di più specialisti provenienti da tutta Italia. I professionisti si interrogano e si confrontano sulle tecniche chirurgiche in grado di assicurare i trattamenti migliori.

Il numero di persone in soprappeso ha avuto negli ultimi 25 anni un incremento significativo, non solo negli Stati Uniti, ma anche nel “bel paese”. Dal 1994 il fenomeno ha assunto proporzioni rilevanti, soprattutto al sud. La Sicilia è tra le regioni con il maggior tasso di crescita annuo del numero di obesi. In tale contesto la chirurgia bariatrica diventa essenziale, non solo per la cura dell’obesità patologica, ma anche per risolvere tutte le malattie associate quali ipertensione arteriosa, diabete, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, sindrome delle apnee notturne, ecc. Attenzione puntata anche sulla chirurgia oncologica dello stomaco per illustrare le nuove frontiere nella diagnosi e nel trattamento del carcinoma gastrico, sia localizzato che con una estensione più ampia. L’AOU, all’interno della quale operano da anni gruppi multidisciplinari per la diagnosi e la terapia dell’obesità e del Carcinoma gastrico, si pone all’avanguardia nel trattamento chirurgico di entrambe le patologie al centro del Convegno non solo per gli elevati volumi di attività, ma soprattutto per il fatto che l’approccio chirurgico è sempre più spesso mini-invasivo grazie all’utilizzo ormai da 2 anni di una colonna laparoscopica HD 3D che consente ai chirurghi di vedere il campo operatorio magnificato con una visione tridimensionale in alta definizione garantendo immagini perfette inimmaginabili solo pochi anni fa.

 

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Epatite C: Il trattamento al Policlinico G. Martino partita la somministrazione dei farmaci che eliminano il virus

Data Pub: 
15/06/2015

Epatite C: Il trattamento al Policlinico G. Martino partita la somministrazione dei farmaci che eliminano il virus

 

Consolidata la rete interna multidisciplinare per la cura delle malattie del fegato

 

Si chiamano farmaci ad azione antivirale diretta (DAA) e sono in grado di eliminare il virus dell’epatite C dall’organismo.

Da circa poco più di un mese sono diventati prescrivibili in Sicilia e l’UOC di Epatologia dell’AOU G. Martino, diretta dal prof. Giovanni Raimondo, ha cominciato la somministrazione di questa terapia ad un gruppo di pazienti.

La realtà del policlinico universitario è infatti tra quelle riconosciute nell’ambito della Rete Regionale per la Gestione dell’Epatite C  come centro “prescrittore” autorizzato.

Si tratta di farmaci molto costosi che - con la determina dell’AIFA  (Agenzia Italiana del Farmaco) 1353/2014 – sono rientrati nella fascia “A-PHT”:  rimborsabili e a carico del servizio sanitario nazionale.

Oltre 60 sono i pazienti fino a questo momento sotto trattamento presso l’UOC di Epatologia. Il percorso delineato dall’AIFA segue regole ben precise con un piano basato sulla priorità clinica. Ad accedere per primi sono i soggetti più gravi rientrati nei criteri di eleggibilità perché ad alto rischio di complicanze. Per chi ha una patologia più lieve il trattamento può essere ritardato con programmi continui di sorveglianza.

I DAA, dunque, eliminano il virus dall’organismo, in più nei pazienti con epatite cronica si arresta il processo verso la cirrosi e per chi, invece, ha una cirrosi compensata le complicanze sono ridotte. Questa possibilità terapeutica consente anche di escludere l’interferone, che è stato il farmaco base nei vari schemi terapeutici  approntati negli anni per curare l’epatite C, ma che è responsabile di  molti effetti collaterali.

La possibilità di prescrivere farmaci salvavita per l’HCV è una opportunità che si inserisce nell’ambito di una struttura ormai consolidata per la cura delle patologie del fegato all’interno della AOU G. Martino. La logica di approccio al paziente costruita in questi anni  è multidisciplinare e vede coinvolti – assieme agli epatologi - esperti di patologia epatica di altre aree quale quella chirurgica, radiodiagnostica, di radiologia interventistica, di endoscopia, etc: di fatto, più professionalità ruotano attorno alla persona, ciascuna per la parte di propria competenza.

“ Siamo riusciti a costruire   – ha detto il prof. Raimondo – una realtà in cui più professionisti cooperano insieme per fornire al paziente che ha una patologia complessa al fegato un percorso assistenziale completo sotto tutti gli aspetti”.

Una logica di lavoro e di azione che ha al tempo stesso una vocazione forte sul piano della ricerca. Fra l’altro, l’UOC di Epatologia è fra i centri clinici che maggiormente stanno contribuendo al progetto PITER (piattaforma italiana per lo studio delle epatiti virali). Si tratta di una ricerca scaturita dalla collaborazione tra Istituto Superiore di Sanità, Associazione Italiana per lo Studio del Fegato e Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali che prevede l’osservazione per un arco temporale protratto per dieci anni dei pazienti con epatite C che giungono nei centri clinici di riferimento. L’obiettivo primario è quello di valutare la storia naturale e gli sviluppi che si possono determinare in termini di sopravvivenza, progressione della malattia epatica e risposte da parte dei pazienti trattati.

 

Nella foto l'équipe diretta dal prof. Giovanni Raimondo, al centro. 
 
 

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